18/5/2026
Lavoro, economia e imprese

Tessuto produttivo italiano e rischio energetico: chi è più esposto?

Quali comuni e settori sono più vulnerabili al caro energia tra ceramica, acciaio, carta e chimica

Quando i prezzi dell'energia salgono, non tutti i territori italiani subiscono lo stesso contraccolpo. La risposta dipende da cosa producono, da quanta energia consumano e da quanto le loro filiere dipendono da petrolio, gas e derivati.

Per mappare questa vulnerabilità a livello del singolo comune, Civiqa e OpenEconomics hanno sviluppato l'Indice di Esposizione Energetica Comunale (EEI), un indice composito che incrocia la struttura occupazionale locale con i dati di intensità energetica settoriale e le tavole input-output di Eurostat.  

Il risultato è una fotografia inedita del rischio energetico del sistema produttivo italiano, utile per capire dove le politiche industriali nazionali e regionali possono fare la differenza.

Un problema locale con radici nazionali


Ovviamente la dipendenza energetica di un'area industriale non è un problema di competenza comunale. I Comuni non fissano il prezzo del gas, non gestiscono le reti di distribuzione dell'energia elettrica e non negoziano i contratti di approvvigionamento delle grandi imprese. Eppure, l'analisi territoriale ha un senso preciso: la composizione del tessuto produttivo locale determina quanto ogni comunità è esposta agli shock energetici, sia in termini di occupazione che di competitività delle imprese.

Un'area dove il 40% degli occupati lavora in ceramiche e laterizi è strutturalmente diversa da una dove prevalgono le tecnologie informatiche. Il primo territorio assorbirà in modo amplificato ogni rincaro dell'energia; il secondo ne sarà quasi immune. Conoscere questa distribuzione è il primo passo per disegnare politiche di accompagnamento, transizione energetica e sostegno all'occupazione che siano effettivamente calibrate sui fabbisogni reali dei territori.  

I settori a più alto rischio


Il grafico seguente mostra i valori di intensità energetica per i principali settori industriali italiani, espressi in tonnellate equivalente petrolio per milione di euro di valore aggiunto. I settori in rosso sono quelli con rischio più elevato (oltre 300 toe/mln€), quelli in arancio presentano un rischio intermedio, mentre quelli in verde sono i meno esposti.

Intensità energetica settoriale italiana

Cemento, acciaio, chimica e ceramica dominano la classifica, con valori di intensità energetica tra 3 e 7 volte superiori a settori come meccanica ed elettronica. La chimica e la petrolchimica aggiungono a una già elevata intensità energetica un'altissima dipendenza diretta da materie prime oil & gas utilizzate non solo come combustibile, ma come input produttivo vero e proprio: resine, plastificanti, solventi.

Come si misura la vulnerabilità energetica di un comune


Per arrivare a questa mappa, Civiqa e OpenEconomics hanno costruito un indice composito che combina due dimensioni distinte. La prima è la dipendenza da Oil & Gas (OG): quanta parte degli input intermedi di ciascun settore proviene da filiere petrolifere e del gas. La seconda è l'intensità energetica (EI): quanta energia viene consumata per ogni milione di euro di valore aggiunto prodotto. Entrambi gli indici vengono normalizzati su scala 0-1 e aggregati a livello comunale usando come pesi le quote occupazionali per settore NACE: in questo modo ogni comune riceve un punteggio che riflette fedelmente la propria struttura produttiva. Ma sapere quali settori sono più esposti è solo il primo passo. Il passo successivo è capire dove si concentrano, quante persone ci lavorano e cosa succede a quei territori quando i prezzi salgono. Ne parliamo nel secondo articolo di questo ciclo.

Local economy
Employment
Attrattività economica territoriale
Rischio energetico
Intensità energetica
Distretti industriali
Settori energivori
Caro energia
Transizione energetica
Politiche industriali
EEI
Indice di Esposizione Energetica
Manifattura
Pubblica Amministrazione
Indicatori territoriali

Nell’attesa…

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