
Lo stesso comune, con lo stesso indicatore, nello stesso anno, può risultare in ritardo, nella media o in vantaggio: dipende dagli enti con cui lo si confronta. Quando si propone un progetto o si motiva una scelta, il confronto con altri comuni è spesso il primo argomento: «siamo sotto la media», «enti come il nostro fanno di più». Il benchmark è uno strumento utile, purché ben costruito, perché la scelta del termine di paragone non è neutra.
Le medie nazionali descrivono l’Italia, ma nessun ente territoriale è "l’Italia media". Mettere nello stesso confronto un comune di tremila abitanti e una città metropolitana produce un numero che nessuno dei due può usare: il piccolo comune risulta sempre in ritardo, il grande sempre in vantaggio.
Il confronto comincia a essere utile tra enti simili. Ma qual è la definizione di «simili»? Ovviamente dipende dai criteri che vengono scelti e ogni parametro conta:
Un esempio rende comprensibile quanto può pesare la scelta dei criteri. Per autonomia finanziaria (la quota di entrate che il comune si procura da solo) Merano, comune di circa 41.000 abitanti, supera il 21% dei 7.882 comuni italiani. Confrontato con i comuni di dimensione simile, ne supera il 14%; con quelli simili anche per contesto, l’85%. Tre posizioni diverse, tutte corrette.
Assisi e Montegabbione, due comuni umbri di dimensioni molto diverse, si spostano meno: passando dalla dimensione al contesto la posizione cambia di tre punti per Assisi (dal 39% al 36%) e di dodici per Montegabbione (dall’84% al 72%). Per Merano lo spostamento è di settantuno punti, dal 14% all’85%: il suo contesto è molto diverso da quello dei comuni di pari dimensione, a cominciare dalle regole di finanziamento perché è in una provincia a statuto speciale.
Il contesto sociale ed economico e quello statutario (enti a statuto speciale) determinano in media uno scostamento di 15,8 punti percentuali, quasi sedici comuni ogni cento: più di quattro volte lo spostamento prodotto dalla sola dimensione, che si ferma a 3,7 punti, poco più di tre comuni ogni cento. L’analisi riguarda i 7.870 comuni piccoli e medi, escluse le dodici città più grandi, e misura di quanto cambia la posizione di ciascuno rispetto al confronto nazionale. Merano è quindi un caso estremo, ma lo spostamento riguarda molti comuni.
Con il contesto, per più di un comune su quattro (26,7%) lo scarto supera i 20 punti percentuali; con la sola dimensione non succede a quasi nessuno. Come riferimento, gruppi della stessa ampiezza formati a caso sposterebbero la posizione di 2,3 punti: la differenza viene dal contesto, non dal caso. Per chi propone un progetto, significa che il gruppo di confronto scelto può cambiare il segno dell’argomento.
Il contesto è un gruppo di comuni comparabili: oltre che per dimensione e statuto, i comuni sono raggruppati con un metodo statistico in base a 19 caratteristiche demografiche, economiche, finanziarie, di accessibilità e territoriali. Ne risultano 54 gruppi, con una dimensione mediana di circa 150 comuni. Le caratteristiche sono al 2024; l’autonomia finanziaria è al 2023, l’anno dei gruppi di confronto e l’ultimo in cui gli incassi sono attribuiti ai titoli di entrata per quasi tutti i comuni. Altri articoli di Scenari usano il 2025: i valori non sono confrontabili anno su anno. Tra le caratteristiche ci sono anche la pressione fiscale e tre voci di spesa pro capite, in parte legate all’autonomia finanziaria: lo scarto rispetto al confronto nazionale va letto anche alla luce di questa scelta.
Uno scarto singolo non spiega se nasce da una decisione dell’ente o da una condizione che l’ente non controlla, una condizione strutturale. Lo statuto è l’esempio più chiaro, perché cambia le regole di finanziamento: nelle autonomie speciali una quota rilevante delle entrate correnti arriva da trasferimenti regionali o provinciali, quindi una bassa autonomia finanziaria non è una scelta del comune. Lo si vede costruendo i gruppi con lo stesso metodo ma senza distinguere per statuto: i comuni a statuto speciale superano in media solo il 22% dei comuni del proprio gruppo, contro il 56% dei comuni a statuto ordinario. Per questo i gruppi finali li separano. Confrontare un comune a statuto speciale con la media nazionale porterebbe a leggere come ritardo ciò che è una diversa architettura dei finanziamenti. Il confronto con enti simili serve proprio a separare le due componenti.
Per le anticipazioni di tesoreria il criterio che conta non è la dimensione ma il territorio. Circa un comune su nove chiude l’anno avendo dovuto ricorrere alla banca tesoriera per coprire carenze di cassa, e la quota resta tra il 9% e il 13% in tutte le fasce di popolazione, dai paesi con meno di mille abitanti ai comuni oltre i trentamila.
La geografia conta: in Sicilia, Lazio e Calabria vi ricorre il 29% dei comuni, contro il 7% che ci si aspetterebbe guardando a comuni simili per dimensione e contesto. In ciascuno dei 15 gruppi confrontabili la quota delle tre regioni è più alta di quella delle altre regioni.
Il fenomeno è anche persistente: tra i comuni che hanno fatto ricorso alla banca tesoriera nel 2023, circa sette su dieci hanno ripetuto l’operazione nel 2024; tra gli altri, il 4%. Il ricorso non sembra legato a minori risorse: autonomia finanziaria e spesa corrente pro capite dei comuni che vi ricorrono con continuità sono simili a quelle degli altri.
Per chi programma, i dati indicano due cose. Sulla cassa, il confronto con la propria fascia di popolazione dice poco, perché la quota è simile ovunque: il termine di paragone utile è il territorio. E un ricorso registrato in un anno è un segnale da monitorare negli anni successivi, perché tende a ripetersi.
Per un dirigente, un RUP o un responsabile per la transizione digitale che deve prendere decisioni, fare proposte o suggerire progetti, il confronto tra comuni è un argomento solido solo se i criteri sono espliciti. Quattro accortezze aiutano a costruirlo:
I risultati descrivono ma non spiegano: perché le anticipazioni di tesoreria siano più frequenti in alcune regioni resta da capire. Il 14% e l’85% di Merano sono entrambi corretti; dichiarare quale confronto si usa, e perché, rende un confronto difendibile davanti a revisori, consiglio e cittadini.